domenica 17 gennaio 2010

L'avevo detto io, che "inzuppare" era un verbo fico.





Il food è un settore che adoro. Avete presente le giornate no? Davanti ho sempre quel quadrato di mondo, un pezzo di cielo e mezzo albero. Il tempo, ovviamente, fa schifo. Sono lì, faccia a faccia con il mio mac overloaded, e non so cosa diavolo scrivere. Tutto ciò che riesco a fare è controllare la posta - ancora una volta - magari due righe le ricevo.
E finalmente torna il copy-languore: "trova un nome al croissant".
Si, proprio di questo ho voglia. Torte, pasticci, panettoni e caramelle. Troppo bello dare nomi alle cose. E' taumaturgico. Oltre che creativi, ci si sente un po' creatori.
Si codifica un immaginario sperando che la gente vi si identifichi. Che se ne appropri nel linguaggio, nella conversazione spicciola. Hai comprato il bidibì? Si, ne ho comprate tre scatole.
Funziona, il bidibì. Se entra anche in una sola frase della nonna, funziona di brutto.
Mi piace tanto inventare nomi per i dolci. Sono golosa.
E poi quella volta che volevo usare il concetto dell'inzuppo per i biscotti ci avevo preso. Poco dopo lo ha fatto Mulino Bianco; e me ne sono accorta mentre squartavo famelicamente una confezione di frollini.
Proprio divertente per il copy, darsi al cibo.
Un po' meno per il grafico che, esaurito l'entusiasmo del packaging, si ritrova a lottare con microscopici elenchi di ingredienti e tristi formule legali.
Ma questo sporco lavoro qualcuno lo deve pur fare.


Io ti battezzo, frutta secca.
Ti chiamerai...





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