domenica 15 novembre 2009

Consigli cosmetici: usa il correttore.



Mi ci sono volute quelle tre settimane di tempo per mandare giù il boccone.
Un boccone amarissimo.
Qual è la novità? Lui ha preso il mio posto.

Senza meriti, senza una particolare intelligenza, senza quel minimo di creatività che serve in questo mestiere. Se n'è stato in silenzio per un bel po' ma, alla prima distrazione, mi ha fregato.
Eppure lo sanno tutti che come scrittore non vale niente. Troppo schematico, didascalico, rigido. E assolutamente privo di fantasia. Per lui non esistono i periodi complessi; tanto meno le licenze poetiche o le figure retoriche.

L'idiota se ne esce con quell'aria saccente, da professore dei miei stivali, e dice: "Il termine settore non concorda con i vocaboli che lo circondano. Sostituire settore assistenza con settrice assistenza."
No, dico io: dovrei avere paura di questo qui? Di un tizio che la grammatica non sa nemmeno dove stia di casa?
Infatti non l'ho mai temuto. Anzi, se devo dirla tutta, non me lo sono mai filato.
Ma qualche giorno fa qualcuno ha detto "Carina, io voglio lavorare con lui e non con te."

Io sono un'esteta del testo.
Mi incaponisco sui dettagli, sono puntigliosa e testarda.
Garzanti e Zanichelli non si discutono. Sono la mia legge.
Ma forse qualche cosa mi è sfuggita, visto che la responsabile della comunicazione per un Ente molto importante ha preferito lui a me.

"Vuoi che il tuo testo non abbia imperfezioni?
Usa il correttore (di Word, ndr)"

L'illustre professionista mi ha dato questo consiglio con lo stesso tono con cui si suggerisce uno smalto ad un'amica in tram. Con la medesima complicità con cui la parrucchiera ti indica la tonalità migliore per coprire i capelli bianchi.

Il correttore di Word. E - sentite bene - non il correttore ortografico (quello ci può stare, qualche refuso lo becca sempre) ma addirittura quello grammaticale.
Tutto questo davanti al mio capo volutamente inerme.

Va bene che il cliente ha sempre ragione. Va bene che decida lui anche se non ne ha, di ragione. Però preferire una macchina ad una risorsa umana mi pare un po' troppo.
Anche perché l'esimia signora non ha letto il mio testo, ma ha sostituito alla cieca le frasi in base a ciò che il suo Word segnalava.

Ci ho riflettuto.
Gli unici motivi validi per spiegare questo evento, secondo me, sono i seguenti:

1) Io sono donna, Word è maschio.
Si sa, la rivalità femminile negli ambienti di lavoro è feroce.
2) In Italia l'ignoranza è ormai imperante. Soprattutto nei modi.

Sono una creativa, ma una creativa dipendente. Per rispetto e consapevolezza della mia posizione ho accettato a testa bassa che lui mi spodestasse: e poi non dite che sono fumantina.
Ho la pazienza di JOBbe, io.
Pensate che sia finita qui?
Eh no, cari miei. Tenetevi forte, il pezzo forte arriva adesso.
Dopo lo scempio, la grande comunicatrice (non paga) ha detto:

"Questa parola la toglierei.
E' rindondante!"

Sì, il boccone è amaro.
Ma, in fondo, sono solo consigli cosmetici.


mercoledì 14 ottobre 2009

Oggi mi sento un "bel tipo"

Una riflessione sul dono della sintesi.
Saper dire tutto in due parole. Due di numero.
Quanto basta per colpire qualcuno, gratificarlo, farlo sorridere.
Giusto due per fermare uno sguardo.
Per aprire un confronto.
Pochi ci riescono, a mettere un mondo in due parole.
Ecco perché sono i copy migliori sulla piazza.

martedì 13 ottobre 2009

Vantaggi e privilegi esclusivi



Ehi.
Mi rivolgo a tutti i copy in lettura.
Non fate gli gnorri.

Il copy fashion metterà la mano alla bocca, inorridito.
Il copy food riderà di pancia.
Il copy sociale penserà che qui bisogna fare qualcosa.

Ma, cari colleghi, non potete negare.
Almeno una volta, anche voi avete scritto:
vantaggi
privilegi
fantastici premi
non perdere questa occasione
partecipa subito
non mancare
gratta qui
clicca qui
spazio esclusivo
blablabla, naturalmente.
apri e scopri perché

E una grandissima copy, ma proprio la più grande, mi ha fatto riflettere ancora sui maledetti punti esclamativi.
Ci casco, qualche volta.
Li odio, ma quando devo vendere un bollitore solare o uno scaldacqua a pompa di calore mi tocca usarli.
Subisco intimidazioni, giuro.
La coercizione ti porta a fare cose brutte, tipo mettere ! quando non sei per nulla allegra.
E tenetevi forte: addirittura in combinazione con i punti di sospensione.
“Sei fortunato perché... hai vinto!”

Sono consapevole che queste oscenità siano tremende.
Anzi, quattromende.
Ma sfido chiunque a scrivere:
“Ehi tu, hai vinto un fantastico premio e un privilegio esclusivo.”
Un po’ di entusiasmo ci vuole.
Sennò chi ci crede?

Che Copyridere :-)

Logorra (remastered version by THE copy "AT")

Ogni tanto un mea culpa ci sta.
Primo, perché ti dà quell'immagine di auto-carnefice snob. Tu riesci a vedere i tuoi difetti meglio di chiunque altro, e questo è o non è sintomo di grande intelligenza?
Secondo, talvolta è divertente fare ironia sui propri vizi.

Io oggi voglio aprire un dibattito che vi vedrà partecipare numerosissimi, come al solito (cari lettori silenziosi, lo so che ci siete. Non fate i timidoni con me, eh. :-)
Che stavo dicendo? Ah. Del dibattito.
Ebbene. C'è una piaga che affligge questa società. Un fenomeno che chiamerò Logorra.
Di cosa si tratta? Semplice. Della tendenza a sprecare parole.
E io mi metto in prima fila, amici.

C'è stato un momento in cui si pensava che la voce avrebbe sostituito per sempre la scrittura.
Le lettere erano scomparse. Il sovrano assoluto era lui, Mr Mobile. Pochi nostalgici restavano aggrappati alla loro penna mangiucchiata.
Proprio niente, è durata.
Computer, internet, chat, mail, sms, facebook, status, applicazioni, form, nome utente e password, thread, forum, newsletter. BLOG.
E che cavolo! Questa è stata proprio una reazione allergica.

Adesso non si fa altro che scrivere.
Io ero malata già da prima; per capirci, scrivo mail alla collega di fronte. Al capo di là.
Ma ora il typing è roba di tutti. Anche di quelli che manco una lista della spesa. Scrivono. Si esprimono così. Flirtano così. Lavorano, litigano, pomiciano così.

Mi piace, devo dire. Mi piace proprio questa cosa.
Perché la gente, quando scrive, cambia un po'.
E' strana, perché si esprime. Quello che diceva una smorfia lo devi spiegare in venti righe.
Ci si mette alla prova con le parole, di volta in volta.
Facebook, certo. E non parliamo della chat, che sta diventando la mia rovina. Il blog? Quello è un caso a parte. Un palcoscenico che dimostra quanto siamo egocentrici.
Fatto sta che si parla di più, anche quando non serve.
E nel web, l'alfabeto è gratis... puoi dire banalità a chili. Guardate questo post.

Logorra è una saga che si consuma in pixel.
Un tango tra dita e simboli.

Scrivete e moltiplicatevi!

venerdì 9 ottobre 2009

Logorra



Ogni tanto un mea culpa ci sta.
Primo, perché ti dà quell'immagine di auto-carnefice snob. Tu riesci a vedere i tuoi difetti meglio di chiunque altro, e questo è o non è sintomo di grande intelligenza?
Secondo, talvolta è proprio divertente fare ironia sui propri vizi.

Io oggi voglio aprire un dibattito che vi vedrà partecipare numerosissimi, come al solito (cari lettori silenziosi, lo so che ci siete. Non fate i timidoni con me, eh. Mi riferisco soprattutto ai fantomatici sostenitori! :-)
Che stavo dicendo? Ah. Del dibattito.
Ebbene. C'è una piaga che affligge questa società. Un fenomeno che chiamerò Logorra.
Di cosa si tratta? Semplice. Della tendenza, sempre più diffusa, a sprecare parole.
E io mi metto in prima fila, amici.
E' un vero e proprio esubero di chiacchiere, questo mondo.

C'è stato un momento in cui si pensava che la voce avrebbe sostituito per sempre la scrittura.
Le lettere, classicamente intese, erano scomparse. Il sovrano assoluto era lui, Mr Mobile.
Pochi nostalgici restavano aggrappati alla loro romantica penna mangiucchiata.
Proprio niente, è durata. Computer, internet, chat, mail, sms, facebook, status, applicazioni, form, nome utente e password, thread, forum, newsletter. BLOG.
E che cavolo! Questa è stata proprio una reazione allergica!!

Adesso non si fa altro che scrivere.
Io ero malata già da prima; per capirci, scrivo mail alla collega di fronte. Al capo di là.
Ma ora il typing è roba di tutti. Anche di quelli che odiavano formulare una lista della spesa. Tutti, indistintamente, scrivono. Si esprimono così. Flirtano così. Lavorano, litigano, pomiciano così.

Mi piace, devo dire. Mi piace proprio questa cosa.
Perché la gente, quando scrive, cambia un po'.
E' strana, perché si esprime. Quello che diceva una smorfia lo devi spiegare in venti righe.
Ci si mette alla prova con le parole, di volta in volta.
Facebook, in questo senso, è eclatante. E non parliamo della chat, che sta diventando la mia rovina. Il blog? Quello è un caso a parte. Un diario, un palcoscenico che dimostra quanto siamo egocentrici.
Fatto sta che si parla di più, anche quando non serve.
E nel web, l'alfabeto è gratis... puoi dire banalità a chili. Guardate questo post.

Logorra è una saga che si consuma in pixel.
Un tango tra dita e simboli.

Scrivete e moltiplicatevi!!!

venerdì 2 ottobre 2009

Il refuso poltergeist

Ha del soprannaturale.
La tipografia ha appena stampato, allestito. Tutto pronto per la consegna.
E quel maledettissimo refuso cosa fa? Si manifesta improvvisamente, quasi esoterico. Magari in un titolo a corpo 100. Grida dal foglio: "Hai fatto una cazzataaaaaaaa!!!"
Lastre da rifare, buste da riaprire, tempi che slittano...
Eppure lo hai letto duemila volte, il depliant. Lo hai analizzato lettera per lettera alla ricerca dell'errore. Passa la ciano, e ancora leggi, rileggi. Di refusi più o meno gravi, ne trovi un mucchio.
Ma lui no. Lui non si fa vedere. Aspetta che sia il momento sbagliato.
Magari fosse un erroruccio di battitura! Si tratta di un vero e proprio "orrore" di concetto.
Una leggerezza sulla quale non si può assolutamente sorvolare.
Mi appello ai programmi televisivi di real-fantasy che tanto vanno di moda ultimamente.
Fate un'inchiesta su questo fenomeno.
E fatemi capire se c'è dietro qualche nazista marziano abitante del machu picchu alla ricerca del santo graal in qualche chiesa templare situata nella città di elvis che è ancora vivo.
Svelate questo torbido mistero.
E vi prego, dimostrate che non è colpa mia.




(Trovata nel web. Quasi leggenda. Al primo sguardo mi sono soffermata sull'inconcepibile refuso grammaticale. Però, leggendo il pay-off con attenzione... geniale!)


venerdì 25 settembre 2009

Facce da font (thks a lot Cookie :)



Video assolutamente geniale. Tante "facce da font" si riuniscono durante una conferenza moderata dal Times New Roman. All’assemblea ci sono tutti, dalla goth Century Gothic, all’Helvetica, fino al simpaticissimo Windings. Ma ad un certo punto il Courier viene rapito... Chi lo salverà? Il ComicSans, naturalmente.


sabato 19 settembre 2009

News per gli ignoranti al potere: l'ORTOgrafia non è qualcosa che si annaffia.



Non mi piace mettere i puntini sulle i. Però chi lavora nella comunicazione non può saper scrivere solo tra le righe. C'è un interrogativo: perché le h se ne vanno al diavolo e le i abbondano? E poi certi strafalcioni, purtroppo, non sono solo parentesi. Lauti compensi e completa ignoranza sul congiuntivo. Non si tratta solo di pigri, ma di emeriti puntini puntini che non sanno mettere in fila due parole. Vorrei tanto apostrofare questa gente come merita ma spesso mi tocca sopportare. Detto fra noi, cari amici, in giro ci sono dei beoti senza virgolette. Certe volte il mio lavoro ha proprio uno strano accento: non restano che rassegnate esclamazioni di incredulità! Imparate la grammatica. Punto.


martedì 8 settembre 2009

Il copysutra



Il copysutra è un gioco di lingua.
Una pratica che richiede molta flessibilità.
Lento, appassionato, talvolta nervoso, il copysutra risale al tempo dei geroglifici.
A questo proposito, gli storici si domandano ancora chi sia stato il primo a costruire un alfabeto di pupazzetti e a renderlo comprensibile alla massa.

Oggi il copysutra è rimasto un diletto per pochi fortunati.
Ma, nello specifico, in cosa consiste? Immaginate un numero esorbitante di posizioni concettuali, un groviglio di significati che si intrecciano, immaginari e contesti che entrano in contatto e diventano una cosa sola. Le combinazioni possibili sono infinite.
Cosa c'entra un cavatappi con un evento di formazione?
Quale strano nesso c'è tra l'acqua e una calcolatrice?
Come parlare di un viaggio e del salto con l'asta nella stessa frase?
Semplice. Ci vuole tanta, tanta pratica. Un esercizio da eseguire da soli o in compagnia (durante quelle ammucchiate che chiamano brainstorming).

Talvolta l'incontro di due mondi è quanto di più forzato possa esistere.
Un affronto al buon senso.
Ma diciamocelo: il copysutra è davvero un'attività stimolante di cui è difficile stancarsi.
Perché chi lavora con la lingua tende ad essere prolisso.
E pure un po' promiscuo. :)


Ufficiale: i copy hanno problemi di dimensioni.

Troppo lungo, troppo corto.
Troppo buffo, troppo colto.
Taglia qua ma tieni tutti i concetti.
UNA PAROLA!

Poi ci si mette la sfiga. C'è mezza pagina per il bodycopy di un trapano carotatore e una riga stringata per la descrizione di un viaggio ai Caraibi.
Insomma... Il copy, spesso, ha problemi di dimensioni.
E ancor più spesso, viene ridimensionato.

Semplice ma non eccedere in semplicità. Sintetica ma spiega tutto.
In 300 caratteri deve entrare il nome della promozione, la scadenza, il numero di telefono e il dettaglio simpatico.
Ma con un attento lavoro di limatura, il problema della lunghezza si risolve.
Passi il file al boss tradendo soddisfazione.
Ti avvicini a lui con il sorriso di chi è compiaciuto e pronto a spegnere qualsiasi polemica.
Per poi sentirti dire:
"Riscrivilo peggio perché lo leggeranno delle capre."
E lì, a quel punto, succede qualcosa di impensabile per un copy: restare senza parole.


martedì 1 settembre 2009

Gli incubi

L'incubo di un grafico pubblicitario:

scontornare un riccio in bicicletta.

L'incubo di un copywriter:

parlare di un riccio in bicicletta senza specificare né che si tratti di un riccio né tanto meno che sia in bicicletta.




venerdì 28 agosto 2009

Ode al cliente

Ode a colui che decide.
A quello che "la mano al portafoglio ce l'ho io".
Ode a colui che manda un file di modifiche con l'oggetto: "Correzzioni."
Ode a chi si inventa comunicatore così, all'improvviso. E ti dà consigli non richiesti: ingrandisci il marchio, ancora.
Ode al genio dei luoghi comuni, all'esatto contrario di un lettore attento.
Ode a chi si fa le paranoie concettuali e sottovaluta così tanto i propri interlocutori da banalizzare il banale.

Ma questa è un'ode anche per chi ha le palle e osa.
Per chi accetta di rischiare con lo stile ed il linguaggio meno scontati.
E' un'ode speciale al direttore marketing che riconosce una grande idea tra tutte le altre e, seppur scartandola, ne sottolinea il valore. Ode a chi si fida di gente stramba che vuole vendergli merce astratta come i concetti, le headline e il minimalismo.
Ode all'umiltà di dire: "Il professionista in fatto di comunicazione sei tu. Mi fido."
Un'ode infinita a chi mi dà materia su cui scrivere, alle aziende cui do voce, alle realtà che mi usano come filtro.

Il cliente ha sempre ragione. Punto.



Quello che invidio ai grafici pubblicitari.





Le mazzette pantone
Strega comanda colore! Da piccola ero in fissa con i colori e i fogli bianchi. Preferivo di gran lunga un pacco di pennarelli ad una Barbie. Grande stupore scoprire che esiste un mestiere in cui i colori sono un aspetto tecnico e creativo al tempo stesso.


I formati di stampa e le nozioni tipografiche
Sono la geografia di un copy. Ogni lavoro di editing si basa sullo spazio, sulle aperture, sulle declinazioni materiali di un messaggio.
Adoro sentire discorsi sui cliché...



I campionari di carta
Ce ne sono di magnifiche. Possono riprodurre l'effetto dei più svariati materiali. Ci sono quelle ecologiche (o spacciate come tali), quelle raffinatissime e preziose che spesso - per chi lavora come creativo - restano solo un sogno frustrato. Clienti spilorci. Ma è comunque bello fantasticare su come sarebbe una brochure stampata su di loro. Un po' come immaginarsi sposate e felici con uno stereotipato attore di Hollywood.


La creazione dei moke-up
Tagliare, incollare, montare un moke-up tridimensionale. Un bravo grafico deve saperlo fare. Così, talvolta, mi capita di sbirciare i miei colleghi mentre si dedicano ai loro affascinanti origami. Un lavoro ben presentato è praticamente già scelto.

Post o spot?

Ormai non c'è più molta differenza. Con i famigerati social network è nato anche un nuovo modo di fare pubblicità; economico, facile da gestire e incredibilmente efficace. I marchi più affermati sgomitano per avere un misero bannerino su Facebook, interi piani marketing si fondano sulla creazione di una fan page.
Mi sembra una tendenza molto interessante, voi che ne pensate? Ma credo che gli effetti di tutto questo si vedranno fra un po' di tempo.
Una cosa è certa: la cara, buona, vecchia carta resta un lusso per pochi nostalgici.

Cipollanguage



La buona scrittura è come una cipolla di bancarella.
Dà sapore, è il segreto che non si vede. Se ci si mette sa commuovere davvero e sa farlo bene come nessun altra. Per non parlare degli strati: c'è sempre un centro, un nodo da cui si parte.
Ma per chi scrive conta soprattutto ciò che gira intorno:
il contesto, il target, il tono, il registro, i filtri comunicativi.
Quando ogni aspetto è stato considerato non resta che tagliuzzare il concetto "à la julienne" e spargerlo un po' dappertutto. Mi piace la metafora della cipolla. Mi sembra molto cheap e strong.
Ma che vorrà mai dire poi? ;)

giovedì 27 agosto 2009

Somebodycopy?

Di questi tempi, è abbastanza strano trovare un lavoro.
Ancor più strano che un lavoro trovi te.
Per tutta la vita hai pensato: "Voglio scrivere."
E poi ti ritrovi a fare un mestiere
che si pronuncia malamente,
vuol dire tutto e niente
e non rimane in mente.
Quando ti chiedono cosa fai, lo dici con timidezza - copywriter - e conti i secondi.
Cinque, forse sei, prima che ti chiedano: "Ti occupi di fotocopie?"
Ma va bene così. Dopotutto anche io qualche anno fa non sapevo di cosa si trattasse.
Con questo primo post inauguro il mio blog dedicato al pensiero creativo, alle riflessioni bizzarre, all'ironia sardonica che è propria solo dei veri sognatori.
Copyrider è un viaggio tra le righe.
Uno spazio senza censura in cui parlare di parole.
Liberamente tratto da qualcosa che ancora non esiste.

Benvenuti!
Powered By Blogger

Lettori fissi

Informazioni personali